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Attenzione: si ricorda che la promozione e i vari giochi sono terminati in data 31 dicembre 2006 - Per qualunque comunicazione scrivi all'indirizzo promozione@bobops.com


 

Dove stiamo andando?
(05-05-2004)

Forse sara' solo una mia impressione, ma mi sembra che questo nostro mondo che gia' da tempo sembra dar piu' importanza all'AVERE piuttosto che all'ESSERE, stia evolvendosi verso il CAMBIARE prima ancora di AVERE!

Mi spiego.

Il computer comprato la scorsa settimana e' gia' vecchio?
Quello che stai per portarti a casa ti durera' per un bel pezzo, parola! Pero' per averlo devi attendere circa sette giorni...

Se chiedi consiglio al commerciante, se ti va bene puoi attenderti un: tra quanti mesi lo vuole cambiare?

Per i pignoli c'e' il detergente che dura per ben centoventi getti: in dotazione c'e' anche la schedina contausi che ti avvisa quando acquistare il nuovo flacone.

Hanno sostituito il termine "data di morte" con "data termine di garanzia": passata quella il prodotto si guasta irrimediabilmente.

Anche il fabbisogno nutrizionale e' ormai telecomandato. Uno chiede: hai sete? E l'altro: per ora no, non ho ancora visto in TV lo spot dell'acqua minerale.

Pero' il progresso consumistico ha anche i suoi risvolti positivi.
Hanno inventato gli elettrodomestici a tempo: per i piu' pigri c'e' l'aspirapolvere che dopo cinque minuti d'uso continuato va in blocco e devi attendere mezz'ora perche' si ripigli!

Ma abbiamo davvero bisogno di tutti questi cambiamenti?
Con i nuovi telefoni cellulare possiamo collegarci ad internet via satellite per vedere e parlare in tempo reale... con il collega di scrivania che abbiamo difronte!

Che non sia poi troppo fuori moda il vetusto detto "si stava meglio quando si stava peggio"?

Uno scoglio in mezzo al mare
(25-03-2002)

Questo messaggio non e' rivolto a tutti (infatti per i piu' sara' incomprensibile o fonte di scorretta interpretazione), ma e' diretto a pochi consapevoli.

La primavera e' forse la stagione che piu' di ogni altra invita all'aria aperta, a incontri sempre meno virtuali, e a decisioni importanti.

Caro corrispondente amico, non devi risentirtene se un giorno ti accorgerai che la tua vita ha preso una direzione che potrebbe allontanarci per sempre, o se piano piano ti scorderai di me.

Devi pensarmi come uno scoglio in mezzo al mare: inospitale per una sosta prolungata, ma sufficientemente generoso per un naufrago in attesa di essere salvato. E quando finalmente una nave, scorgendo quest'uomo, lo portera' in salvo separandolo probabilmente per sempre da quel pezzo di roccia, non restera' un pezzo di roccia, ma un nuovo appiglio per un nuovo naufrago.

E questo e' il piu' bel desiderio in cui uno scoglio puo' sperare.

Sandro

P.S.: e non fare l'idiota: ringrazia il capitano, non uno stupido sasso!

La vita e' bella (16-03-2002)

Oggi ho visto persone fare qualcosa disinteressatamente per gli altri, quasi di nascosto per non voler neanche essere ringraziate.
Ho discusso amichevolmente con nemici di vecchia data.
Sono stato salutato da amici di miei amici che quasi neanche mi conoscono.
E' una bellissima giornata di sole.
Ho trovato sulla mia scrivania contratti di lavoro a me convenienti firmati da clienti difficili.
E non ultimo la Ferrari ha appena centrato la sua centocinquantesima pole position in un campionato di F1.
E pensare che sono solo le otto e mezza del mattino...

Internet, adesso basta (26-01-2002)

Ultimamente mi e' capitato di sentire piu' volte frasi del tipo: "Con internet ho chiuso, troppe delusioni".
Cosi mi sono fermato a pensarci un poco ed ho formulato una mia teoria: i media ci presentano questo nuovo mezzo di comunicazione come qualcosa di assolutamente fantastico, e forse l'arcana tecnologia che sembra starci dietro non fa che aumentare nella gente comune questa sensazione.

Ma, senza voler apparire presuntuoso, quanti si rendono conto che in fondo dietro a tutto questo non ci sono altro che persone, o comunque macchine programmate da persone?

E allora, se proprio abbiamo voglia di accusare, non generalizziamo il nostro sdegno verso questo strumento, ma verso l'uso (e abuso) che se ne fa: "Tutto cio' che di buono o cattivo le macchine possono fare, dipende dall'uomo che le usa" recitava una frase cinematografica. Io aggiungerei: "Non e' dagli strumenti che bisogna guardarsi, ma dall'animo di chi li usa. L'uomo buono usera' cio' di cui dispone per fare del bene, l'uomo cattivo se ne servira' per la ricerca del male".

Sandro

Il dolore (24-09-2001)

In questi giorni il mondo e' stato sconvolto da fatti veramente orrendi (leggi: USA), e le prospettive non sembrano migliori. Ogni altro problema appare, in confronto, poca cosa.

Eppure, senza voler minimamente competere con queste gravi vicende, voglio raccontarti il dolore che, anch'esso da qualche giorno, mi sta straziando il cuore.

Sto provando cosa significa perdere la mia amatissima cagna (ebbene si, come Bob, anch'io ne possiedo una).
La causa e' ignota (quando si dice: le manca la parola...) e, proprio questa mattina, quando ha avuto la crisi piu' forte (fino ad ora), mi ha fatto capire l'impotenza di fronte al dolore, mi ha fatto pensare a quanto possa essere inutile l'affannarsi, quando la morte puo' essere in agguato al prossimo incrocio.

Certo, non bisogna rassegnarsi e mollare tutto: la vita continua. Inoltre, nel mio caso, molti diranno: suvvia, e' solo un cane! Eppure, io per quel cane ho pianto, e non me ne vergogno a dirlo. E non una sola volta. L'ho stretto forte ed ho pianto. Poi ho sentito il suo sguardo preoccuparsi per me, quasi fossi io il moribondo, e questa sensazione mi ha straziato ulteriormente il cuore.
E pensare che e' solo un animale... o forse e' proprio perche' e' solo tale, che il suo gesto mi ha cosi colpito.

Sandro

 Un sorriso (18-08-2001)

In un mondo che va sempre piu' di fretta, tra indifferenza ed egoismo, forse un sorriso non e' piu' cosi importante.

Pero', credimi, sapere che navigare tra queste mie pagine e leggere qualche riga del romanzo, ha suscitato in te una piccola emozione o, appunto, un lieve sorriso, mi riempie il cuore di gioia.

Per me e' un sogno che si avvera, poiche' io non ho nulla da urlare al mondo, non sono piu' importante di altri, ma qualcuno, senza costrizione o per compassione alcuna, mi ha donato un sorriso.

Sandro

Un atto di fede o di paura?
(12-04-2001)

E' possibile comportarsi da buoni cristiani senza esserlo?

In questi giorni, come del resto sotto Natale, durante le celebrazioni in chiesa si puo' notare un incremento di "partecipanti" che sarebbe l'invidia per qualunque indice statistico (aumento del fatturato, ripresa della borsa valori...).

Ma si tratta davvero di consapevolezza che Dio ci ama, che Dio esiste e ci vuole accanto a Lui o piu' semplicemente si cerca di placare quel senso di colpa che a volte riesce a uscire dalla prigione in cui speriamo di averlo rinchiuso e che ci urla furioso che non e' possibile continuare a fingere?

E che dire di quelli che pensano: "L'importante e' farsi vedere in chiesa per dimostrare (ma a chi?) di aver assolto ai proprio doveri e di non essere in torto".

E gia'! Su questo credo ci sarebbe da discutere, e parecchio.

Ma immagino che la nostra coscienza si sentirebbe maggiormente soddisfatta se provassimo anche solo a metterci nei panni di chi ci sta di fronte: quante volte rispondiamo sgarbatamente al prossimo, quante volte cerchiamo il modo di allontanarlo velocemente da noi perche' in quel momento non crediamo possa esserci d'aiuto, perche' non abbiamo tempo per lui, perche' ci da fastidio o semplicemente non abbiamo voglia di ascoltarlo?

E se quel prossimo fossimo noi?
Ci farebbe piacere ricevere l'atteggiamento che siamo cosi prodighi a "donare" agli altri?

"Dio e' in ognuno di noi, quello che fai al tuo fratello e' come se lo facessi a Lui". Cosi mi pare di ricordare che recitino le Sacre Scritture.

E allora, se proprio non abbiamo timore di Lui perche' in fondo non crediamo in Lui, almeno pensiamo a come staremmo nei panni del prossimo che si rivolge a noi.

Auguri di buona Pasqua.

Solitudine? (29-03-2001)

In una delle camere da letto di mia sorella (ma quante ne ha?) c'era e penso ci sia ancora una poesia che riportava all'incirca queste parole: a volte si è soli non perche' nessuno vuol portare il nostro fardello, ma perche' noi non vogliamo portare che il nostro fardello.

A pensarci bene la frase e' densa di significati profondi. Quante volte ci siamo chiesti perche' nessuno voglia darci una mano, per poi ritrovarci a pensare: ma cosa vorra' quello in cambio, quando finalmente troviamo qualcuno disposto ad aiutarci? Oppure cerchiamo di fare i nostri interessi magari proprio su canali quali internet (vendere un oggetto che non ci serve piu', cercare lavoro...), senza provare a guardare alle esigenze degli altri (gente piu' sfortunata di noi che spera di trovare in questo mondo "virtuale" quell'aiuto che le istituzioni gli negano)? Ed ecco allora che fioriscono gli annunci di gente che offre, ma in pochi si preoccupano di leggere cio' di cui la gente ha bisogno (salvo alcune eccezioni, che pero' mi sembra stiano diventando sempre piu' rare).

Ma se in fondo anch'io stessi "vendendo" della merce (questo mio romanzo) senza preoccuparmi di cio' che la gente vuol davvero leggere? 

Sandro

La timidezza (22-03-2001)

Caro visitatore anonimo, la prima impressione che mi sono fatto di te (ma spero di essermi sbagliato), e' che non sei molto propenso ad "aprirti". E' vero che in fondo non sono che un forestiero (anche se spero cambierai presto la tua opinione), ma nella mia seppur breve vita ho notato che a volte e' proprio il parlare con qualcuno che ci e' completamente estraneo la miglior medicina per il dolore che proviamo dentro.

Con questo non voglio dire che sto cercando di farmi i fatti tuoi (anzi, onestamente ti confesso che di problemi ne ho gia' abbastanza di miei, senza volermi fare peso anche di quelli degli altri), ma mi fa piacere poter aiutare le persone che mi stanno attorno (o almeno provarci).
Mal che vada, sempre secondo il mio onesto parere, non dovrai preoccuparti per aver perso o tormentato con i tuoi brutti pensieri una persona a te vicina.

Concludo (anche se forse starai pensando che non avrei neanche dovuto iniziare) scusandomi se ti sono sembrato un pedante insegnante di vita vissuta, perche' in fondo non sono che uno come te, con i miei problemi, i miei guai piu' o meno seri, ma fortunatamente con anche qualche momento di gioia.

P.S.: a scanso di equivoci tengo a precisare che non sono uno psicologo in caccia di casi clinici da analizzare nel mio prossimo libro!

Sandro

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